Il primo numero dell’anno del bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM, ossia l’Antitrust) è uscito annunciando la chiusura dell’istruttoria sulla regolarità della concorrenza sul mercato delle bottiglie in Italia: si riconosce la correttezza delle nove imprese vetrarie inquisite.
L’istruttoria era stata aperta il 31 ottobre 2023 in seguito a segnalazioni che riguardavano nove società.
Il caso era stato avviato dall’Antitrust in seguito ad una denuncia pervenuta nell’aprile 2023 tramite la piattaforma di whistleblowing, da parte di un’azienda attiva nel settore del vino, cliente di alcuni dei principali produttori di vetro cavo in Italia: si denunciava una serie di aumenti di prezzo del vetro comunicati dalle principali aziende attive nel mercato della produzione di bottiglie di vetro per vino nel 2022. Nel luglio 2023 due ulteriori denunce lamentavano i medesimi aumenti di costo.
Nel provvedimento di avvio dell’istruttoria si era ipotizzato, quantomeno dall’inizio del 2022, un coordinamento delle strategie commerciali tra le società citate, che avrebbe avuto lo scopo dell’aumento coordinato dei prezzi di listino delle bottiglie di vino in vetro, da applicare ai clienti nel medesimo arco temporale.
Accertamenti ispettivi sono stati svolti dal novembre 2023 al gennaio 2024 nelle sedi delle parti del procedimento, nonché presso l’Associazione nazionale degli industriali del vetro – Assovetro. E l’istruttoria si è poi articolata in audizioni, ispezioni, memorie difensive, e richieste di informazioni alle parti e anche ai loro clienti diretti e ai distributori cui è stato chiesto di fornire informazioni concernenti le comunicazioni di variazione dei prezzi di listino ricevute dai propri fornitori negli anni 2021, 2022 e 2023, la produzione in proprio e per conto terzi, il sistema di distribuzione utilizzato.
Il 23 ottobre 2025 sono state inviate alle Parti le Risultanze Istruttorie del procedimento, nelle quali non sono stati formulati addebiti. Le condotte analizzate hanno interessato il mercato delle bottiglie di vetro per vino. Le parti del procedimento – spiega l’Antitrust – rappresentano i principali operatori del mercato.
Le motivazioni della conclusione dell’istruttoria Antitrust
Le bottiglie di vetro cavo per il vino si ottengono dal processo di fusione a circa 1.500 gradi e successiva soffiatura ad altissime temperature in stampi, di una miscela prevalentemente costituita da sabbia silicea di cava e da soda, a cui vengono aggiunti vari carbonati con azione stabilizzante, affinante e fondente. In sostituzione parziale delle materie prime vergini può essere utilizzato, ovvero “riciclato”, il rottame di vetro proveniente dal recupero dei rifiuti di imballaggio a fine vita. In particolare, la materia prima primaria che costituisce circa il 20-30% del vetro è composta, a sua volta – all’incirca – dal 70% di sabbia, 13% di soda, 10% carbonato di calcio. A ciò si aggiungono i fondenti e i coloranti o i decoloranti. Il rottame di vetro, materia prima secondaria, viene utilizzato, oltre che per ridurre i costi di produzione attraverso il risparmio energetico, anche per ridurre le emissioni inquinanti. Il rottame è gestito principalmente dal Consorzio Recupero Vetro (COREVE) che, una volta acquisito, lo reimmette sul mercato mediante asta. I principali fattori di costo della produzione sono riconducibili a quattro aree: materie prime, energia, manodopera e altri costi (ad esempio, logistica). Si tratta di un’industria altamente energivora, i cui forni che operano a ciclo continuo (24 ore su 24) sono prevalentemente alimentati a gas metano. Infatti, le imprese produttrici di vetro cavo sono classificate come “energivore” secondo il Decreto del Ministero dello sviluppo economico del 21 dicembre 2017.
Nel periodo oggetto di analisi – continuiamo a riprendere la notizia del bollettino n.1/2026 dell’AGCM – si è osservato un andamento anomalo dei prezzi di tutte le materie prime coinvolte nella produzione del vetro, collegato alla particolare congiuntura economica europea conseguente allo scoppio della guerra russo-ucraina. Ciò ha determinato un significativo aggravio di costi ampiamente documentato dalle parti del procedimento. In relazione ai costi energetici, nell’estate del 2021 il gas e l’energia elettrica avevano già raggiunto un livello doppio rispetto all’anno precedente. Successivamente, lo scoppio della guerra in Ucraina ha determinato un nuovo picco del prezzo di gas ed elettricità con significativi problemi produttivi in tutte le filiere e in particolare per le imprese, come le vetrerie, c.d. energivore. I costi energetici hanno raggiunto livelli fino a 12 volte maggiori rispetto al periodo pre-istruttoria.
Per quanto riguarda le materie prime, gli aumenti hanno riguardato principalmente il rottame di vetro e la soda. In relazione al rottame di vetro, le Parti hanno documentato che i prezzi del rottame di vetro hanno raggiunto livelli di oltre 170 euro/ton15, a fronte di prezzi precedenti che si attestavano fino a 90 euro/ton. In egual modo, la soda è stata soggetta ad una spinta inflazionistica inattesa.

