Arriva la dealcolazione! Ma non sempre si può

Il decreto MEF-MASAF del 29 dicembre regolamenta e rende possibile anche in Italia la riduzione della gradazione alcolica del vino e delle altre bevande spiritose mediante l’operazione della dealcolazione, allo scopo di creare quelle nuove bevande modificate, che – per ora – il mercato sembra gradire.

Questo gradimento, rilevato soprattutto nelle fasce giovanili del consumo, ha indotto numerosi produttori di vini e di spiriti a convertirsi in dealcolatori. Ma qualche cautela è necessaria, alla luce della sentenza della Corte di Giustizia Europea di cui abbiamo dato notizia in prima pagina sul numero del mese scorso di questo Giornale: non è lecito commercializzare uno spirito a denominazione regolamentata dalla normativa UE, ad una gradazione più bassa di quella normata. Anche se quella sentenza si riferisce al gin, richiamandosi al Regolamento 2019/787 relativo alla “definizione delle bevande spiritose, nonché alla protezione delle indicazioni geografiche di questi prodotti, come modificato dal Regolamento delegato 2021/1096”, non è difficile prevederne la prossima applicabilità a tutti gli altri spiriti regolamentati. Per non parlare del vino stesso…

Comunque, con riferimento al decreto del MEF del 29 dicembre 2025 in materia di dealcolazione del vino, abbiamo sentito il parere del direttore di AssoDistil, Sandro Cobror, che accoglie positivamente l’entrata in vigore del provvedimento: “Riteniamo che il decreto sia sufficientemente equilibrato da permettere da un lato alle cantine di cominciare a produrre vino parzialmente o totalmente dealcolato conformemente alla disciplina fiscale; dall’altro lato, risponde a quel criterio di equità che abbiamo sempre invocato grazie al quale le distillerie, che producono alcol da sempre e secondo la legge, non siano in qualche modo svantaggiate da una eventuale disciplina fiscale più sfavorevole rispetto a chi produce alcol dalla dealcolazione del vino. In ogni caso, resta la perplessità circa la destinazione di uso dell’alcol ottenuto dalla dealcolazione del vino: noi abbiamo sempre e logicamente chiesto che sia destinato a produrre bioetanolo avanzato, di cui l’Italia scarseggia e di cui necessita per ottemperare agli obblighi UE della Direttiva RED3; di contro, destinare invece l’alcol ottenuto dalla dealcolazione del vino alla produzione di acquavite di vino, pone -soprattutto in prospettiva- un problema di qualità e di volumi in un mercato -quello delle acquaviti da vino- oggi già molto complesso”.

È innegabile che chi dealcola diventa un produttore di alcol. E AssoDistil sottolinea che il decreto rappresenta il risultato di un confronto costante e costruttivo con le istituzioni competenti, nel corso del quale l’Associazione ha lavorato affinché non si introducessero elementi di discriminazione a danno del settore distillatorio. Comunque, sottolinea AssoDistil, “l’apertura di questo mercato anche in Italia rappresenta un’importante opportunità per il sistema delle distillerie, che si dichiarano pronte a svolgere il ruolo chiave che compete loro all’interno della filiera”.

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