Per il momento, è il 15 ottobre la data fino alla quale saranno sicuramente in vigore i dazi al 15% sulle importazioni negli USA imposti dal presidente Donald Trump: è questo il termine, fissato dalla Corte d’Appello americana, entro il quale l’amministrazione potrà ricorrere in appello e confutare l’accusa di illegittimità del pesante aumento dei dazi, un’accusa partita – guarda caso – da un importatore di vini europei (ma non solo da lui: una raffica di ricorsi era già arrivata da parecchi altri operatori economici danneggiati, in almeno 12 stati dell’Unione). L’iniziativa è stata recepita dalla Corte d’Appello degli Stati Uniti, che ha confermato l’illegittimità delle procedure che hanno portato all’imposizione dei dazi: lo aveva già sostenuto una sentenza di primo grado a fine maggio.
Si sta cercando, in sostanza, di rifiutare a Trump il diritto di applicare alla sua iniziativa la legge che prevede il conferimento al presidente di poteri economici speciali in caso di emergenze internazionali: la parola definitiva sarà pronunciata dalla Corte Suprema che, alla fine, con i suoi tempi non proprio velocissimi, dovrà sancire la legittimità o illegittimità dei dazi di Trump.
E se la sentenza finale sarà sfavorevole alla Casa Bianca, si apre la possibilità di un cataclisma finanziario, poiché tutti gli operatori danneggiati dall’ingiusto carico fiscale avranno il diritto di chiedere un risarcimento. Non tutti lo chiederanno. Ma se lo facessero, secondo una valutazione del segretario al tesoro Scott Bessent, si tratta di rimborsi complessivi dovuti dal governo fra i 750 e i mille miliardi di dollari.
Intanto l’umore di Trump nei confronti degli europei peggiorerà ulteriormente a causa della maxi-multa di 2,95 miliardi di euro sancita dalla Commissione europea nei confronti della società Google, nonostante la diffida già lanciata dal presidente americano: Google è accusata da Bruxelles di avere violato la normativa antitrust, favorendo i propri servizi tecnologici di pubblicità online a scapito dei fornitori concorrenti. E la vertenza aperta dall’UE viene vissuta dal presidente USA come un affronto personale.

